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Alzheimer e amore - 6° Puntata del PODCAST "Parole di Notte"

2025-07-01 10:28

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Alzheimer e amore - 6° Puntata del PODCAST "Parole di Notte"

La memoria è il luogo dove restano le cose importanti.E quando quella svanisce, resta solo la fatica.”

6° Puntata del PODCAST "Parole di Notte"


Benvenuto su Parole di Notte.


Questa sera ti porto a Torino, in un piccolo appartamento affacciato su via Po, dove le finestre si tingono d’ambra al tramonto e la Mole Antonelliana sembra vegliare silenziosa su ogni amore che resiste al tempo.
È qui che vive Luigi.

Luigi è un uomo elegante, con le mani grandi e gentili di chi ha costruito la vita pezzo dopo pezzo, senza mai chiedere troppo in cambio.
Ha 75 anni, ma porta l’età con la discrezione di chi sa che la bellezza sta nei dettagli: un sorriso garbato, il nodo della cravatta sempre perfetto, la voce bassa che racconta più di quanto dica.
Luigi si muove con la calma solenne di chi ha imparato che per amare davvero serve una pazienza infinita.

Per quarant’anni ha lavorato nell’ufficio comunale del catasto.
Ogni giorno, lo stesso tragitto, lo stesso caffè al bar d’angolo, lo stesso timbro sul cartellino.
Non un giorno di assenza, non una lamentela.
"Con la famiglia non si scherza", gli ha detto suo padre. E lui ha fatto di quella frase un giuramento.

Tutto era per loro: per i figli, per il suo unico grande amore Beatrice.

Per permettere alla primogenita di laurearsi a Roma in giurisprudenza.
Per aiutare il figlio a trovare casa a Milano e iniziare la carriera d’ingegnere.
Per comprare a Beatrice quel cappotto rosso che ha visto in vetrina una sera di novembre, e che non ha mai osato chiedere.
E poi i viaggi. I sogni ripiegati come mappe nei cassetti, accanto alle fotografie di una vita vissuta per gli altri.

Alla pensione, finalmente, Luigi e Beatrice si concedono di essere "noi" e non solo "per gli altri".
Parigi li ha accolti in una sera piovosa, con la Torre Eiffel che brilla come una promessa mantenuta.
In Spagna ballano un flamenco infuocato in una piazzetta di Siviglia, tra risate e calici di sangria.
Camminano mano nella mano per strade che sembrano disegnate apposta per loro.
Il tempo, ha deciso di premiarli.

Ma la nebbia è alle porte.
Silenziosa, subdola, leggera.
Un giorno Beatrice non ricorda dove ha messo le chiavi.

Un altro non riconosce il viso di un’amica.
Poi, pian piano, anche Luigi diventa un volto sfocato in una casa piena di fantasmi.

“È come vivere in una stanza con le pareti che si restringono”, mi dice.
“Ogni giorno sparisce qualcosa: un ricordo, una parola, un sorriso.”

Adesso Beatrice non sa più chi è.
Ma Luigi sì.
Luigi sa chi è lei.
E le prepara il tè ogni mattina, con una fetta biscottata al miele perché è la sua colazione preferita.
Le racconta la storia del loro primo bacio, quando lei lo chiamava "il mio funzionario del cuore".
Le canta le canzoni di Fred Bongusto, anche se la voce gli si rompe alla seconda strofa.
E quando lei lo guarda con quegli occhi vuoti e lo chiama "papà", lui sorride.
Non la corregge.
Le carezza la mano e le dice: “Ci sono, amore. Sono sempre stato qui.”

Alzheimer. Una parola sussurrata, che Luigi fatica persino a pronunciare
È arrivata così, senza bussare.
“È una parola che cancella tutto,” dice.
“Cancella il matrimonio, i figli, le estati al mare, le discussioni, le riconciliazioni.
Cancella anche la mia immagine nei suoi occhi.”

Ma non cancella l’amore.
Perché Luigi continua a esserci.
Anche quando Beatrice non c’è .

Mi confessa che ha paura.
Non di morire, ma di essere dimenticato.
Che quando lui se ne andrà, nessuno saprà raccontare il loro amore.
“Perché,” mi dice, “la memoria è il luogo dove restano le cose importanti.
E quando quella svanisce, resta solo la fatica.”

Mi mostra una scatola piena di cartoline dei loro viaggi.
Dietro ognuna c’è una frase, un pensiero, una data.
“Quando lei non ricorderà più nulla,” mi dice, “almeno queste parleranno per noi.”

Quanti Luigi ci sono, nel silenzio delle case, ad accudire chi non li chiama più per nome?

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